Editoriale

Ci beviamo un caffè insieme?

Che sapore ha oggi il caffè bevuto al bar, da sempre simbolo di socialità e convivialità?
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Ci beviamo un caffè insieme? Quante volte ci siamo trovati a fare questa domanda. Una domanda che può avere varie sfumature e portare con sé altrettanti significati sottintesi.

Un caffè che per molti ha voluto dire il primo appuntamento, per alcuni un importante appuntamento di lavoro, per altri una pausa tra colleghi, per tanti il “buongiorno del mattino”. Ma per tutti significa, da sempre, stare bene insieme. Quando ci si vede per un caffè il nostro animo percepisce già un senso di benessere perché il tempo dello stare insieme che ci regala il caffè è indefinito. Così come non c’è un’ora del caffè – come avviene nel caso del famoso tea time delle 5p.m. – così non c’è una durata del “caffè insieme”. Quand’è il momento giusto per un caffè? Sempre. Quanto dura un caffè insieme? Quasi sempre tanto, tantissimo tempo. Un tempo che va oltre il sorso del caffè e i gesti, spesso meccanici, che lo accompagnano. Un tempo che si dilata quanto il piacere di stare insieme. O anche da soli, accompagnati solo dai propri pensieri.

In questi giorni che vedono la socialità e l’aggregazione ridotta e ridimensionata, anche “bersi un caffè insieme al bar” può avere un sapore diverso. Anche il ruolo sociale del caffè si è dovuto rapidamente adattare alla storia che stiamo vivendo. In ottobre abbiamo festeggiato l’International Coffee Day, la Giornata Internazionale del Caffè, e abbiamo assistito a ulteriori misure restrittive che hanno coinvolto anche i bar.

Da domani berremo il caffè guardando l’orologio? Forse. Ma anche in questo caso avremo la certezza che sarà un tempo di qualità. Ci abitueremo forse a rinunciare alle affollate cene conviviali, ma difficilmente sapremo rinunciare all’intimità e alla gioia che regala un caffè bevuto insieme.

E “berci un caffè insieme” tornerà ad avere il sapore che conosciamo da sempre.

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