Attualità

Il mondo dietro a una tazzina

Alcune curiosità svelate che si celano dietro al mondo del caffè. Scopriamole assieme

Attorno alla parola caffè ci sono molte leggende e curiosità che si tramandano ormai da secoli. Inutile sarebbe elencare le sue proprietà organolettiche, ormai note al grande pubblico, e ancor di più ai professionisti del settore. Quindi volutamente, cercheremo tra le curiosità storiche e quelle legate al mondo culturale che si intrecciano anche con il mondo economico e scientifico.


Curioso ad esempio è il fatto che Balzac, noto scrittore francese del 1800, aveva tra le sue abitudini quella di bere circa cinquanta tazzine al giorno di caffè. Verosimile dal momento che si trovava spesso a dover scrivere a mano e di notte, al ritmo di circa trenta parole al minuto. Altrettanto particolare, in termini di curiosità alquanto bizzarre, è che il musicista Beethoven per preparare la tazzina perfetta, contasse uno ad uno sessanta chicchi. Potremo dire, quindi, che il genio musicale e il perfezionismo dell’artista, arrivavano a sfiorare l’ossessività compulsiva.

Anche Carlo Goldoni, commediografo del 1700, parla di caffè e gli dedica un’intera commedia, “La bottega del caffè”. La bevanda iniziò a farsi notare non solo all’interno della classe borghese, ma pure nelle classi sociali più agiate. Goldoni usa il caffè, o meglio il luogo dove questo si consumava, per descrivere la società del tempo.

Il consumo di caffè crea così un vero e proprio spartiacque sul piano sociale: l’aristocrazia del tempo era dedita al consumo della cioccolata mentre la nuova classe borghese era legata al caffè. La bottega del caffè diventa così per i personaggi di Goldoni un luogo di ritrovo e d’incontro. Un microcosmo dove troviamo avventori abituali e di passaggio, all’interno del quale si creano diverse dinamiche tra i personaggi. Un po’ come nell’età moderna dove il bar e le caffetterie diventano poi crocevia e luoghi d’incontro di persone che provengono da culture diverse.

Si potrebbe pensare che il caffè sia, probabilmente, visto il suo largo consumo a tutte le latitudini del pianeta, quella bevanda che oggi come allora unisce e promuove la convivialità e lo scambio culturale tra le persone; non solo all’interno della stessa città, ma tra popoli con usi e costumi differenti.


Il caffè e le sue piantagioni, sono descritte molto bene anche dalla scrittrice danese Karen Christentze Dinesen, pseudonimo di Karen Blixen, nel suo celebre romanzo autobiografico “La mia Africa”, pubblicato nel 1937 e di cui poi nel 1985 fu girato l’omonimo film vincitore di ben 7 oscar. La stessa Blixe era proprietaria di vaste piantagioni in Kenya, devastate poi negli anni ‘30 da un’imponente siccità.

Indimenticabile anche la tazzina di caffè avvelenata all’arsenico nel film thriller, Notorius, di Alfred Hitchcock. È curioso che per mettere l’attrice e la tazzina a fuoco, essendo i due soggetti su due piani diversi, Hitchcock dovette utilizzare una tazzina gigante. Il cinema contiene innumerevoli esempi dove anche il caffè è uno dei protagonisti. In poche parole la bevanda diventa il pretesto per raccontare delle storie e per mettere a confronto i suoi personaggi, proprio come nella vita reale. Quindi non ci allontaniamo molto dalla visione goldoniana di metà ‘700.

Il caffè e le caffetterie diventano pretesto di incontro e condivisione e, ad oggi, potremmo pensare che furono la prima forma, se pur con mezzi e forme diverse, dei moderni social network.


Ma il caffè non è solo bevanda con cui socializzare e catalizzatrice di storie e curiosità provenienti dal mondo della cultura. È anche ispiratrice e fonte di interesse nel mondo della scienza e delle energie rinnovabili. Uno studio dell’università inglese di Bath pubblicato sulla rivista Energy Fuels, dimostra come gli scarti del caffè possano essere utilizzati per la produzione di biocombustibile, capace di alimentare un motore a scoppio con un residuo inquinante a basso impatto ambientale, rispetto ai derivati del petrolio. Per produrre 2 litri di biocarburante ci vogliono circa 10 kg di scarti prodotti durante la raffinazione del caffè. La novità rispetto ai biocarburanti classici è che non è necessario produrli, ma sono scarti che andrebbero smaltiti in ogni caso.

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