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Un espresso napoletano o un nero triestino? Diario di un viaggio alla scoperta del caffè

Un viaggio di 2 giorni con Andrej Godina, Mauro Illiano e Costanzo Francesco dove gli incontri con grandi professionisti non sono certo mancati.

Sembra un dilemma di William Shakespeare, essere o non essere arabica e robusta, tostato chiaro o scuro, estratto con la Leva o la  semiautomatica, o meglio ancora con la nuova macchina de La San Marco (D), capace di accontentare ogni profilo di estrazione desiderato!

Così, per risolvere questo enigma, si mobilitano tre professionisti del mondo del caffè: Andrej Godina, Caffesperto, dottore di ricerca in Scienza, Tecnologia ed Economia nell’Industria del caffè, nonché maggior esponente del caffè e Trieste, Mauro Illiano, Caffesperto, Project Manager, fondatore di Napoli Coffe Experience, Costanzo Francesco responsabile Quality della Micro roastery Caffè Costanzo, Barista professionista e presidente dell’Associazione Maestri dell’Espresso Napoletano, entrambi legati attivamente al caffè e alla città partenopea, i quali raggiungono Trieste, nonché città del caffè, intenti a captare il connubio che li unisce pur distinguendosi.

Un viaggio di 2 giorni nei quali gli incontri con grandi professionisti non sono certo mancati.

Lunedì 4 maggio, primo giorno, tappa a Venezia, quindi inevitabile un caffè nei locali storici di Venezia.
Doveroso l’incontro nell’Azienda della Fiorenzato, sempre in continua innovazione con progettazioni di macinacaffè di alta qualità e precisione, dove ad accogliere i professionisti vi era il responsabile vendite Girardi Denis, Marzia Viotti e Matteo Don Giovanni.

Parlare di caffè e Trieste significa parlare anche di verde, quindi del porto, che gli esperti hanno potuto visitare grazie a Alberto Polojac di Imperator amministratore responsabile qualità, che li ha guidati nell’immenso mondo del verde, conoscendo anche aziende come Pecorini e Donelli. Altre tappe hanno riempito l’incontro come la Bloom Coffee School e i nuovi spazi della Bloom coffee Speciality, Fabrizio Polojaz della torrefazione Aroma, e tutto questo solo nel primo giorno.

Martedì 5 maggio, nel secondo giorno è avvenuto l’incontro che ha dato l’imput del viaggio, svolto nell’Azienda de La San Marco dove ad attenderli c’era la protagonista: la nuova macchina automatica D. Ad accoglierli l’ingegnere Roberto Nocera che ha onorato il recordman Costanzo Francesco con un manifesto della copertina del libro autobiografico Una vita da record in una tazza di caffè, nel quale racconta tutto l’evento del 27 settembre 2019, dove Costanzo Francesco si è esibito in una performance in piazza Municipio, Napoli, estraendo con la macchina a Leva ben 703 caffè in un ora.

La vera performante in quel contesto era la nuova D, che ha tenuto impegnati i professionisti per scoprire le peculiarità e i diversi profili di estrazione che poteva offrire ai baristi della nuova generazione.

La rinomata azienda di Gradisca d’Isonzo tanto apprezzata a Napoli per le sue macchine a pistone, cioè a Leva, rappresenta il filo conduttore che collega le due realtà.

Non poteva mancare l’incontro tra Costanzo Francesco, in qualità di presidente dell’Associazione Maestri dell’Espresso Napoletano e Gianni Pistrini, presidente dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste con l’Assessore del Comune di Trieste Michele Lobianco, Angelo Boscarino di BIA-Milano e Roberto Nocera della San Marco di Gradisca d’Isonzo, nel quale vi è stato uno scambio di opinioni e idee per progetti futuri.

Andare a Trieste significa andare al Caffè degli specchi e al Caffè San Marco intrinsechi di storia e caffè.

Unire realtà territoriali con un solo caffè è ciò che definisce il rito del caffè stesso, vedere aziende confrontarsi e professionisti che si mobilitano per scoprire l’eccellenza che lega le realtà è sinonimo di uguaglianza. Confrontarsi significa trovare il punto congiunto che permette di farlo e il punto di congiunzione non è solo la materia prima, ma il rispetto che si ha nei confronti di essa, dalla cultura, alla tradizione, dalla formazione alla professionalità, sia delle grandi aziende che dei piccoli professionisti, fino ad arrivare al cliente finale. Napoli e Trieste in questo si ritrovano, il rispetto dell’Arte che si tramanda dalla storia.

Non tutti sanno però che la storia ha partorito questa unione passando per le mani di donne nobili, Imperatrice e Regina. Quando l’Italia cattolica era restia al consumo del caffè in quanto bevanda musulmana, a Napoli il caffè trovò un altro ingresso, fu Maria Carolina d’Asburgo a voler introdurre a corte gli usi viennesi, offrendo un caffè ai suoi ospiti per concludere i pasti. Maria Carolina d’Asburgo era la figlia di Maria Teresa d’Austria, colei che già conosceva il caffè, quindi paragonerei il caffè di Trieste e Napoli come un amore tra madre e figlia che vive ancora nel tempo e in tutti noi, prendendo vita davanti a un espresso, indipendentemente dal modo in cui viene chiamato, nero o caffè. E così il dilemma è risolto, non esistono distinzioni o differenze che possano dividere città, quindi cittadini ed esperti, finché tratteranno la bevanda con il rispetto che merita, diventano un tutt’uno.

Diario di viaggio scritto da Stefania Patricelli.

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