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Il prezzo del caffè: il dibattito che non ha fine

Quanto dovrebbe costare un Espresso al bar? Rispondere a questa domanda è più difficile di quanto si pensi, e la miccia della discordia sembra aver gettato benzina su polemiche infiammabili: quali fattori contribuiscono al prezzo del caffè in Italia e quali invece sono solo una reminiscenza di patriottismo convinto?

Sapori e dissapori. Quando si parla di caffè si scaldano gli animi, sembra proprio che insieme a politica e calcio, il caffè in tazza sia oggi uno dei grandi must da evitare durante le cene con i parenti. Il prezzo di un Espresso è stato, ed è tuttora, tema di grandi dibattiti e frecciatine amare da parte di istituzioni, ristoratori, esperti e amanti del caffè. La riapertura dei locali dopo il primo lockdown per Covid-19 è stata accompagnata da un incremento del costo della singola tazzina e questa decisione, come vedremo poi, è stata dettata da fattori paralleli ma anche consequenziali alla pandemia. Ma il prezzo del caffè in Italia è una discordia che nasce ben prima nella storia del Paese. Facciamo un passo di lato, e guardiamo i numeri oggi cosa dicono.

Il prezzo di un Espresso in Italia, nelle città, nei bar

Prima di riferirci al prezzo del caffè come al dibattito che viene portato avanti da oltre un decennio, ci permettiamo una piccola digressione sugli ultimi due anni. Laddove in molti (quasi tutti) i locali della penisola il caffè Espresso si paga ancora 1euro tondo, la riapertura ha imposto però nuovi costi legati alle nuove dotazioni, come disinfettanti, barriere, materiale da asporto, e tutti questi prodotti hanno fatto salire il costo medio che gli esercenti devono sostenere per poter tenere aperto. Nelle grandi città, per esempio, l’aumento delle spese ha comportato un aumento dell’Espresso che ha toccato punte massime di 2euro a Milano, 1,70euro a Firenze, 1,50euro a Roma…insomma, si risvegliano dal lockdown alcuni vecchi screzi che portano commercianti e consumatori ad uno scontro ideologico ormai decennale. Va da sé che il prezzo del caffè, quantomeno nell’ottica della vita sociale, segue a braccetto anche la posizione del locale dove viene consumato, e la fama o comunque la storicità del bar. Non è un segreto, e forse nemmeno un’ingiustizia, che un Espresso consumato al Caffè degli Specchi (Trieste) costi di più di quello bevuto di tutta fretta nel Bar Sport sotto casa. Oggi il caffè più economico si trova a Bari, al prezzo di 0,75cent. Ma cosa determina, oggi in Italia, in prezzo di un Espresso?

Per parlare di fattori di prezzo, dobbiamo scendere nell’inferno della produzione


Qui arriviamo al nodo della questione. Non possiamo parlare di prezzi e fattori che lo determinano senza approfondire il contesto storico nel quale ci troviamo. La tensione registrata durante e post la pandemia da Covid-19 non ha risparmiato nessuna fra le materie prime, nemmeno il caffè. Il costo del chicco verde ha subito un aumento di oltre il 37% nel giro di un anno. Proprio per la teoria dei grandi numeri, parliamo di cifre davvero da capogiro: se a Giugno 2020 il prezzo del caffè era di 1$ per libbra (circa 450 grammi), a Giugno 2021 il costo è arrivato a 1,44$. Il mercato italiano registra un incremento da non sottovalutare: la miscela che veniva importata per 6euro è adesso in viaggio sugli 8,50euro.

Tutto ciò non può far altro che portare ad un’unica conclusione: aumentando di un paio di euro per chilo di caffè verde, anche i riflessi sul prodotto finale registreranno un incremento. Incremento che forse i singoli consumatori non possono vedere, perché come abbiamo sottolineato prima il caffè Espresso mantiene il suo prezzo standard di 1euro, ma che pesa come una spada di Damocle sulle teste degli esercenti e che li costringe ad affiancarsi alle torrefazioni non per qualità o fiducia, ma per miglior offerente. Che piaccia o no, è una realtà con la quale bisogna scendere a patti: quantità e qualità non vanno quasi mai di pari passo e anzi, più ci si affianca a un brand per i suoi prodotti a basso costo, più si sarà costretti a chiudere un occhio sulla qualità di ciò che si serve.

Le ragioni del caffè e la mancata qualità


Ma veniamo al dunque. Il caffè lo consumiamo da secoli, e del prezzo della bevanda discutiamo da più di un decennio. Il dibattito sul prezzo del caffè si è acceso molto prima della pandemia, e decisamente molto prima che la pubblica piazza si accorgesse del fatto che, nonostante si voglia essere convinti del contrario, il caffè che beviamo oggi non è più metro e misura dell’alta qualità. Anzi, in molti casi non è nemmeno più considerabile come caffè di qualità, dicono molti esperti. Questo accade, in larga misura, perché abbiamo deciso di accontentarci di un prezzo basso o meglio, abbiamo voluto scegliere un prezzo basso e non sindacabile; di conseguenza abbiamo chiuso un occhio sulla qualità di ciò che beviamo e facciamo finta di apprezzare un caffè che in realtà ha un sapore completamente sbagliato. Gli amanti del caffè, ma anche tutti gli esperti, concordano sul fatto che la bevanda che ogni giorno trangugiamo senza porci troppe domande è ben lontana dall’essere il caffè vero e di qualità che tanto vantiamo di possedere in quanto italiani, pionieri dell’espresso. Se avete bevuto caffè in Italia negli ultimi dieci anni, probabilmente avete bevuto pessima qualità senza nemmeno rendervene conto. Questo è un atroce dato di fatto, e chiunque gridi allo scandalo, è probabilmente il primo ad essere complice di questo metodo.

Non è questo il momento di scandalizzarsi per l’aumento dei prezzi

Da coltivatori, torrefattori e piccoli imprenditori, il pensiero è unico e non sindacabile: 1 euro è troppo poco. Non copre nemmeno un’infima percentuale del costo che coltivazione, trasporto e produzione del caffè richiedono. La rinascita del settore della ristorazione è in realtà un’opportunità per portare il prezzo a livelli più adeguati, dando così la possibilità a tutti di investire maggiormente sui chicchi acquistati, sulle macchine e sulla formazione del personale. Questo punto viene spesso dimenticato ma è fondamentale: se il barista non è formato ma staziona dietro al bancone e ripete gli stessi movimenti senza davvero sapere cosa sta servendo, il caffè non potrà mai essere di qualità. Non dipende da lui, certo, non è altro che l’ultimo anello di un’immensa catena di svalutazione che il caffè subisce da anni.

È tempo quindi di consumare caffè in maniera più ragionevole ma anche più sensibile. Bisogna ricordare che il caffè è un alimento, un prodotto agricolo e, come tale, ha una sua lunga filiera produttiva che coinvolge raccoglitori, coltivatori, manodopera, esperti, commercianti, esercenti, brand, torrefazioni, teorici, appassionati, miliardi di individui in tutto il globo. Di conseguenza, i costi di trasporto e lavorazione – per non parlare del costo dei macchinari – sono tutti necessari per la realizzazione dell’Espresso che tutti conosciamo. Nell’epoca eco-friendly e sostenibile che stiamo vivendo, tanto importante quanto pionieristica per il nostro pianeta, la svolta green è già avvenuta. Lenta ma inesorabile, la macchina per un mondo più equo e la lotta per filiere di produzione più sostenibili si è messa in moto e non si fermerà. Ma allora per quale motivo su tutti i fronti del consumo ci stiamo spostando verso lidi più etici e consapevoli, mentre sul caffè vogliamo continuare a fare come si è sempre fatto?

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