Editoriale

Aria di primavera

Con l'arrivo della primavera, la natura si risveglia dal suo letargo invernale e comincia a mostrare nuovi colori e profumi. In un modo simile, il settore del caffè specialty in Italia sta provando a rinascere, mostrando vitalità e freschezza.

I segnali di ripresa che arrivano dalla stagione invernale sono di buon auspicio e c’è più di un motivo per essere ottimisti. Il Milan Coffee Festival in novembre e il Sigep a gennaio sono stati una vetrina importante per molti microtorrefattori, segno che forse la scena del caffè in Italia sta finalmente iniziando a cambiare. Che sia la volta buona? Sarà il tempo a dirlo ovviamente, ma considerando dove ci si era lasciati a inizio 2020, si può iniziare a sorridere e respirare questa nuova ventata d’aria fresca. Tra i professionisti del settore bar si sta iniziando a intravedere qualcuno che timidamente si affaccia alla porta delle torrefazioni artigianali, spinti dalla volontà di proporre qualcosa di diverso e di distinguersi dalla massa. Anche tra i consumatori sembra esserci maggior consapevolezza e molti si stanno avvicinando con curiosità ai caffè specialty. Ancora troppo pochi certo, ma per una volta cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno.

In diverse zone del Paese, con una maggior concentrazione nei grossi centri, si iniziano a vedere caffetterie di livello più alto, con baristi appassionati e formati che lavorano con caffè e attrezzature di elevata qualità. La ripresa a pieno regime anche di tutte le competizioni del circuito SCA e World Coffee Events durante l’ultima edizione di Sigep, aiuta ad alimentare e accelerare questo processo che ci auspichiamo possa trascinare il Paese a tornare protagonista nella scena internazionale.

La rinascita di bar e caffetterie la si sta invocando da quasi un decennio e ora diventa più che mai urgente farci una riflessione seria. Gli strumenti ci sono, non resta che mettersi all’opera. Non è più credibile un settore che si autocelebra come il migliore al mondo, che continua a cercare supporto per la candidatura del rito del caffè espresso come patrimonio immateriale all’Unesco, se poi si continua a scivolare inesorabilmente su preparazione e professionalità.

Ecco che puntare su un format ormai collaudatissimo all’estero ma pressoché sconosciuto ancora nella nostra penisola può rappresentare una vera occasione di rilancio, non solo limitatamente al settore, ma per l’intera economia del Paese. Non è più il tempo dei locali tuttofare, senza identità, dove poter trovare e fare di tutto. Meglio poche cose, ma ben curate, che un po’ di tutto, ma senza qualcosa che lasci veramente il segno.

Questa rinascita può avere degli effetti positivi anche su tutta la filiera nel suo complesso. In particolare per i luoghi di produzione, oggi alle prese con numerose sfide da diversi fronti.Con la primavera in arrivo e la natura che si risveglia, possiamo dire che c’è una nuova vitalità nel mondo del caffè in Italia. Sperando non arrivi l’ennesima doccia fredda!

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