Editoriale

Tra il dire e il fare c’è di mezzo..il divulgare

Il caffè è uno dei prodotti più apprezzati al mondo. La conoscenza e la consapevolezza che gira intorno al suo mondo è però troppo spesso sconosociuta, ignorata e trascurata. A cominciare dagli operatori del settore, che spesso non sono in grado di valutare qualitativamente i loro prodotti, basandosi su un approccio superficiale o puramente economico.


La divulgazione della qualità del caffè come prodotto e non solo come commodity è un aspetto fondamentale per alzare il livello delle conversazioni attorno a questa bevanda. È necessario però uno sforzo da parte di tutti in modo che importatori, torrefattori, baristi e consumatori siano coinvolti in questo processo. Attraverso queste pagine il nostro lavoro è quello di fornire uno strumento utile per tutti gli operatori. Allo stesso modo è un veicolo che ci permette di comunicare nel modo più capillare possibile, la complessità che risiede dietro una semplice tazzina. È una goccia in mezzo all’oceano, ma aiuta a creare quel minimo di consapevolezza che non possiamo pretendere dal consumatore se non appartiene agli operatori per primi.

Certo dal punto di vista della divulgazione il caffè è molto più arretrato rispetto ad altri settori, è inutile nasconderlo. Basti pensare che di riviste dedicate al settore ce n’è soltanto una oltre alla nostra (e noi siamo nati l’altro ieri). Certamente il caffè ha una diffusione molto più recente rispetto ad altre tradizioni decisamente più consolidate. Però poche bevande possono vantare un consenso così trasversale e capillare unito a un consumo esteso, routinario e quotidianamente ripetuto.

Come possiamo quindi arrivare al consumatore se non si possiede il potere di amplificare la propria voce? È necessario che ognuno di noi diventi un divulgatore del proprio ambito di appartenenza. Non possiamo pretendere che i baristi possano essere dei sommelier, se le sole informazioni che ricevono sono la marca e la specie (a volte) dei caffè con cui devono lavorare. Così come non si può pretendere che un consumatore possa scegliere in maniera consapevole, se tutto quello che ha davanti agli occhi sono capsule e cialde o caffè macinato con nomi fantasiosi come “gran crema”, “intenso e forte”, “gran gourmet” e “oro puro”.

Per saper divulgare è però necessario fare quel piccolo passo in più verso la conoscenza del prodotto, non basta dire qualcosa in più rispetto agli altri. È necessario dire le cose in maniera corretta, adeguata ed esaustiva, partire innanzitutto dal nostro ambiente e dalla nostra realtà, non solo per questioni morali o filosofiche, ma a un certo punto per pura sopravvivenza. Sì perché se non lo facciamo noi, poi non lamentiamoci se lo farà qualcun altro, forse anche meglio di noi, lasciandoci con la bandierina sgualcita tra le mani.

A meno che il nostro obiettivo non sia avere consumatori e operatori ignari e smarriti nell’oscurità dell’ignoranza, come il caffè troppo tostato quando ha più cose da nascondere che da rivelare.