Editoriale

Scontri e scontrini

Negli ultimi tempi, si è scatenata una tempesta di polemiche nel mondo della ristorazione, con le discussioni che riguardano i prezzi eccessivi applicati da alcuni ristoratori che sembrano aver preso il sopravvento.

Non c’è giorno che passi senza che si assista a scontri verbali, congetture e lamentele riguardo ai costi di colazioni e pasti nei bar e ristoranti. È arrivato il momento di dire basta e focalizzarsi sul nocciolo della questione.

Non c’è da stupirsi che la recente inflazione e le pressioni economiche abbiano portato ad un aumento dei prezzi in vari settori, incluso quello della ristorazione. Il malcontento generale è comprensibile, specialmente considerando le sfide che molti affrontano quotidianamente per mantenere in equilibrio il proprio bilancio di impresa. L’approccio attuale, caratterizzato da una guerra di scontrini pubblicati sui social media, non è produttivo per nessuna delle parti.

Il dibattito pubblico è una parte essenziale di una società democratica, ma questo non dovrebbe sfociare nell’insulto e nell’umiliazione pubblica. La pratica di pubblicare scontrini con prezzi esorbitanti può sembrare un tentativo di mettere in imbarazzo i ristoranti, ma molto spesso palesa una mancata comprensione di fondo del settore e dei tanti professionisti che lavorano duramente per far funzionare questi esercizi.

Le ragioni dietro l’aumento dei prezzi nei ristoranti sono molteplici e spesso complesse. Gli ingredienti di qualità, il personale ben addestrato e i costi operativi sono solo alcune delle variabili che influenzano la determinazione dei prezzi. Concentrarsi unicamente sui costi senza comprendere il panorama completo può portare a giudizi affrettati e a un aumento delle tensioni.

Al di là di ciò, la nostra attenzione collettiva dovrebbe spostarsi verso soluzioni costruttive. Piuttosto che alimentare la controversia sui social media, potremmo cercare modi per supportare sia i ristoratori che i consumatori. Per esempio potrebbe portare a sostenere una profonda riforma del mondo del lavoro, tema intorno al quale, propaganda a parte, non sembra esserci nulla di concreto negli ultimi anni. L’educazione dei consumatori sulla complessità dei prezzi potrebbe portare a una maggiore comprensione e apprezzamento per il lavoro dei ristoratori. D’altro canto, sarebbero auspicabili controlli più puntuali nei confronti dei cosidetti “furbetti”, che senz’altro non mancano, per ottenere maggior trasparenza e professionalità. Per troppo tempo invece si è dormito sugli allori pensando che il “si è sempre fatto così” potesse durare in eterno. La trasparenza nei prezzi e il rispetto reciproco possono creare un ambiente migliore per tutti gli attori coinvolti, contribuendo a costruire relazioni più solide tra ristoratori e clienti.




Non è troppo lontano il tempo in cui tutti si era solidali verso un settore che nel 2020 ha vissuto uno dei momenti sicuramente più duri della propria esistenza. Ora, a tre anni di distanza, sembra tutto dimenticato e il nuovo gioco del “impallina il ristoratore” attraverso la gogna mediatica e la pubblicazione delle salassate subite, più o meno ingiuste, il nuovo trend del momento. Se da un lato è corretto e comprensibile richiedere una maggior tutela, dall’altro è necessario comprendere che una attività di ristorazione deve far quadrare i propri conti all’interno di un panorama politico ed economico che non è decisamente favorevole. Poi come sempre sarà il mercato a distribuire ragioni e torti.

Chi è il responsabile di questo clima? Difficile e complesso da dire, ma di certo le colpe vanno equamente distribuite, escludendo per un attimo la politica, che al momento rappresenta un mondo troppo lontano dai problemi reali. Da un lato, il settore della ristorazione non ha letto in tempo un necessario cambio di rotta, sia nell’offerta che nel servizio proposto. Quanto spesso si sente dire “al supermercato lo compro per molto meno” oppure “a casa mia lo faccio meglio”. Ecco, anziché rispondere “allora statevene a casa”, che è una risposta oltre che maleducata alquanto arrogante, ad un professionista dovrebbe suonare un campanello d’allarme. Se infatti il servizio e l’offerta proposte non vanno oltre quello di un discount, forse sarebbe il caso di porsi qualche domanda in più sulla propria attività. Mi spiego: se il caffè che faccio a casa è più buono e più economico (e magari più pulito) di quello di un bar, perché mai dovrei consumare fuori dalle mura domestiche?

D’altro canto da consumatori si potrebbe fare uno sforzo per comprendere che non tutto è scontato o ci è garantito. Nel prezzo di un prodotto non c’è solo materia prima e manodopera, ma anche (solo per citarne alcuni) qualità del servizio, accoglienza e servizi accessori offerti. Ad esempio, per un drink preparato alla perfezione con ingredienti di alto livello, non è necessario urlare allo scandalo se non vi si danno olive, patatine e banchetti nuziali. Basterebbe in molti casi guardare dove si entra e leggere i listini esposti.

Concentriamoci allora su come sostenere un settore che è stato duramente colpito dalla recente crisi economica, premiando chi lavora bene e usando, per chi non ci garantisce trasparenza e professionalità, una delle armi più potenti in nostro possesso: il potere decisionale. Piuttosto che diffondere negatività sui social media, possiamo impegnarci, ognuno nel proprio settore di competenza, a comprendere meglio le sfide che i ristoratori affrontano e cercare soluzioni che possano portare a un equilibrio tra qualità e prezzi accessibili per tutti, usando le nostre energie per richiedere una profonda revisione (associazioni di settore dove siete??) del mercato del lavoro che rischia dI questo passo di finire al collasso.

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