Editoriale

Ci servono ancora i baristi?

Il futuro ci sta raggiungendo rapidamente, e con esso, l'automazione sta diventando sempre più presente nella nostra vita quotidiana. L'ultima fiera Host, conclusa di recente, ha messo in luce una tendenza che sta scuotendo il mondo dei baristi e degli amanti del caffè. La domanda che ci poniamo è: ci servono ancora i baristi?

Negli ultimi anni, abbiamo visto una crescente automazione in vari settori, e il mondo dei baristi non è da meno. Le macchine del caffè automatiche, controllabili anche da remoto, stanno emergendo come una forza dominante in questo settore. L’idea di ottenere il proprio caffè perfetto premendo un pulsante o addirittura tramite un’app sul nostro smartphone è diventata una realtà. Ma cosa significa questo per il ruolo tradizionale del barista?

Innanzitutto, dobbiamo sottolineare che l’automazione non è per forza di cose una cattiva notizia. Le macchine possono garantire una costanza quasi perfetta nella preparazione del caffè, il che può rappresentare un vantaggio per i consumatori, certi di ricevere sempre lo stesso prodotto indipendentemente da altre varibli. Inoltre, l’automazione può portare a ridurre i tempi di attesa, migliorando l’efficienza nei bar affollati, oltre a rappresentare un bel passo avanti dal punto di vista igienico. Più automazione vuol dire anche meno “passaggi di mano” , di conseguenza inferiore il rischio di contaminazioni da contatto. Da considerare poi che in un momento di difficoltà a reperire personale qualificato, questa soluzione può rappresentare in molti casi un buon compromesso. Per le caffetterie di alta qualità invece, ciò potrebbe voler dire svincolare il barista da mansioni puramente operative, permettendogli di dedicarsi di più al prodotto e alla clientela. Meno barista e più maitre insomma.

È la fine quindi di una delle celebri “M” che costituiva uno dei pilastri della caffetteria, ovvero la “mano del barsita”? Ne resterà quindi solo una, quella rappresentata dalla Macchina automatica? Difficile da dire, ma sicuramente l’evoluzione sembra andare in questa direzione.


Le macchine automatiche stanno rapidamente soppiantando la necessità della mano del barista. Anche la macchina, con le sue funzioni programmabili e controllabili da remoto, sta assumendo un ruolo sempre più predominante. Velocità di erogazione, costanza e ripetibilità, a volte non manca neppure l’aspetto artistico ed estetico con degli accenni di latte art. Questi i punti di forza di una macchina. Non da ultima, l’implementazione dell’intelligenza artificiale in numerosi settori, potrà presto trovare anche qui la sua applicazione. Arriverà presto il momento di chiedere “Alexa, mi prepari un espresso”? Di questo passo non sembra essere una realtà poi così distante.

Per quanto possano essere tuttofare, le macchine automatiche richiedono comunque cure e manutenzione costante. La manutenzione e la pulizia corretta delle macchine può influire in modo significativo sulla qualità del caffè erogato, il che rende ancora necessaria la competenza umana.

In mezzo a questo panorama cyberfuturisitco rimane comunque un aspetto da considerare: l’aspetto umano dell’esperienza del caffè. I baristi non sono solo degli esperti nella preparazione del caffè, ma sono anche maestri nell’arte dell’ospitalità (almeno dovrebbero). La capacità di creare un ambiente accogliente, di stabilire un rapporto con i clienti e di rispondere alle loro esigenze non può essere sostituita da macchine automatiche.

Quindi, tornando alla domanda iniziale, ci servono ancora i baristi? La mia risposta è sì, ma il loro ruolo si evolverà inevitabilmente. Mentre le macchine automatiche possono gestire molte delle attività tecniche, il barista tradizionale può concentrarsi sulla cura del cliente, sullo storytelling e sulla parte esperienziale. Il futuro potrebbe vedere una collaborazione più stretta tra l’uomo e la macchina, con entrambi che lavorano insieme per offrire esperienze di caffè straordinarie.

La mano del barista potrebbe non essere più l’unico fulcro dell’esperienza del caffè, liberando spazio alla “voce del professionista”, che quindi dovrà essere preparato e adeguatamente istruito, come una macchina non potrà mai essere. L’evoluzione è in atto, ma il barista non è destinato all’estinzione, almeno non per il momento. Perchè non portarsi avanti?

Condividi l'articolo

Leggi altri articoli

Editoriale

Si cambia musica

Editoriale

Competere uguale formare

Editoriale

Pronti? Via!

Editoriale

Non solo buone intenzioni