Origine

Caffè senza chicchi: quanto ne sappiamo?

Prima di scendere nel dettaglio e spiegarvi per filo e per segno cos'è, come funziona e chi lo beve, occorre fare una premessa...

Premessa. Il caffè senza chicchi non esiste. Esistono bevande al sapore, all’aroma e al gusto di caffè, ma che non sono caffè…perché il caffè si prepara partendo dai chicchi. Sarebbe come dire che esistono le omelette senza uova, o il vino senza uva. Esistono però delle varianti, più o meno fantasiose, più o meno amate e apprezzate dal pubblico., Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su questo tema.

Il ‘caffè’ senza chicchi viene generalmente creato sintetizzando o estraendo composti da altre fonti vegetali che imitano il sapore e l’aroma del caffè tradizionale. Gli ingredienti utilizzati provengono spesso da fonti naturali e/o riciclate, con l’obiettivo di replicare la struttura molecolare del caffè preparato tradizionalmente partendo dai chicchi verdi.

Sostenibilità e pubblico di riferimento

I marchi di caffè senza chicchi posizionano i loro prodotti come un’alternativa sostenibile alla catena di fornitura del settore. Fra questi, ci sono Atomo, Vojage Foods e Minus Coffee, che produce “caffè” partendo da un “infuso freddo senza chicchi” con radici, semi e legumi riciclati, che vengono tostati, macinati, fermentati e preparati. Inutile dire che tutte queste realtà alternative alle caffetterie tradizionali, hanno particolare attenzione alle questioni ambientali.

Inutile accennare ai lati oscuri del caffè tradizionale: deforestazione, sfruttamento, disparità, povertà, emissioni di gas serra…insomma, l’universo caffeicolo sarà anche ciò che ci fa svegliare con il piede giusto la mattina, ma rimane pur sempre un macrocosmo fatto di ingranaggi, non tutti chiari e funzionali. Quello che le aziende di “caffè” senza chicchi vogliono fare è ridurre il proprio impatto sull’ambiente, fornendo una soluzione efficace e valida per chi vuole bere qualcosa che abbia il sentore di caffè, ma senza il caffè. Dato che si tratta di un allontanamento così significativo dal caffè convenzionale, a chi è rivolto questo prodotto?

In genere, chi produce questa bevanda ha un pubblico di riferimento molto di nicchia. Si tratta di coffee shop specializzati, ristoranti vegan, circoli e associazioni di consumatori attenti alla sostenibilità. Siccome questi drink non possono essere preparati a casa o al lavoro, proprio perché richiedono un’accurata ricerca e preparazione (da laboratorio), le aziende che li producono si specializzano ed entrano in partnership con caffetterie ad hoc, già valenti di un pubblico fidato e dedito all’innovazione culinaria.

Soluzioni, critiche e compromessi

Non si può negare che il caffè senza chicchi rappresenti un’innovazione di alto livello nell’ingegneria alimentare. E come ogni sviluppo di un nuovo prodotto, su larga scala potrebbe avere implicazioni per il resto del settore. Come tutte le cose nuove, però, si fa carico anche id una buona dose di critiche.

Un’affermazione comune tra i prodotti a base di caffè senza chicchi è che possono aiutare a colmare il crescente divario tra domanda e offerta. Alcuni citano ricerche che dimostrano che la quantità di terreno adatto alla produzione di caffè potrebbe ridursi fino al 50% entro il 2050. Ma c’è anche chi credeva che nel 2012 il mondo sarebbe finito. Insomma, le premonizioni, catastrofiche o meno, sono sempre un po’ borderline.

Ma, d’altronde, una spinta significativa verso una produzione di caffè più sostenibile c’è già, e sono molti i coltivatori che adottano pratiche agricole rigenerative volte a migliorare la salute del suolo invece di ricorrere alla deforestazione alla ricerca di terreni fertili. E dato l’impegno dei coltivatori nella produzione di caffè specialty sostenibile e la dedizione profondamente radicata del settore nei confronti del caffè, non è detto che in futuro non si possa pensare a un “caffè specialty senza chicchi”. A costo di rischiare una sincope per tutti i tradizionalisti della nostra amata bevanda, bisogna spezzare una lancia a favore di chi cerca sempre nuove soluzioni per produrre quanto più possibile delle novità. Se non vi piace il caffè senza chicchi, non bevetelo. Se vi piace o siete curiosi, provatelo. Non dite agli altri cosa devono o non devono bere, preoccupatevi di cosa state bevendo voi e in che modo vi viene preparato, e vivremo tutti più felici.

Inoltre, la dimensione del mercato del caffè senza chicchi è attualmente minima e molti di questi marchi sono appena agli inizi. Quindi, prendersela tanto con chi è molto più piccolo di noi è una mossa da vigliacchi. Però, questo contesto pone una domanda interessante…

Se il caffè senza chicchi continuasse a crescere, quali sarebbero le implicazioni per gli agricoltori e per il modello tradizionale della filiera?

Le aziende che producono queste bevande, al momento, non hanno nemmeno pensato a questa possibilità. Il loro obiettivo non è quello di sostituire i tradizionali coltivatori di caffè, ma di affrontare il calo dell’offerta di caffè e successivamente di “compensare” le sfide legate al cambiamento climatico, come l’espansione insostenibile delle aree agricole. In definitiva, a questo punto, il caffè senza chicchi e altri prodotti simili hanno ancora molta strada da fare prima di sconvolgere lo status quo, il che significa che la questione è tutt’altro che urgente. 

In conclusione

Nel complesso, un punto di vista più ottimistico potrebbe essere quello di vedere questo come una prova del continuo investimento in alternative sostenibili per l’industria del caffè. Queste innovazioni potrebbero non essere efficaci risposte al cambiamento climatico, ma sono un passo nella giusta direzione. Indipendentemente dalla motivazione, è un segno che alcuni settori dell’industria del caffè sono ancora disposti a investire nella sostenibilità e che riconoscono quanto sia importante per i consumatori.