Mercato

Le tante complicazioni della situazione nel Mar Rosso

Quanto sta accadendo da mesi a questa parte nel Canale di Suez induce i torrefattori a reperire il prodotto da altre origini, ad esempio Brasile e Uganda. Tutto ciò si traduce in aumento di prezzi e gravi complicazioni nelle spedizioni. Ne ho parlato con Massimiliano Scaramelli, Responsabile del Costumer Service di Pacorini e Fabrizio Giri, Socio Amministratore di Donelli Group

In Egitto le entrate del Canale di Suez si sono ormai ridotte del 50%. Gli attacchi dei miliziani yemeniti Houthi ai danni delle imbarcazioni transitanti nel Mar Rosso hanno portato ad un’impennata dei costi, per tutti. Parliamo di costi in termini di sicurezza, di trasporto, di vite umane e di merci. La situazione sembra una bomba a orologeria pronta a esplodere da un momento all’altro, e non sappiamo ancora se l’escalation delle ultime settimane porterà questo contesto a un punto di non ritorno. Il dramma socio-politico in corso, aggravato da una situazione già pericolosamente infuocata anche in altre parti del mondo, sta dando non poco filo da torcere a tutta la filiera del caffè, da chi si occupa di spedizioni doganali fino ai servizi logistici.

Per i torrefattori europei le circostanze si aggravano ulteriormente; oltre all’aumento del costo delle materie prime si aggiunge anche un’alzata di prezzi che non possono permettersi: quella verso i consumatori. Tuttavia, sebbene nel breve termine non subiremo quest’aumento dei prezzi della singola tazzina, dovremo aspettarcela. È triste che ad aumentare il prezzo del caffè non sia la presa di coscienza da parte del pubblico del vero valore che c’è dietro la tazzina, ma la rovinosa situazione nel Mar Rosso. Ma questo è un altro discorso.

Nuove tratte e porti verso cui fare rotta

Ad ogni modo, le tariffe di trasporto dei container sono aumentate del 150% sulla rotta Asia Europa e molte consegne di caffè da parte dei principali produttori (come Vietnam e Indonesia) hanno subito ritardi fino a tre settimane, perché le navi ora devono circumnavigare l’Africa. “Fondamentalmente, quello che è successo negli ultimi mesispiega Massimilano Scaramelli è un allungamento dei transit time di tutte merci provenienti dal Far East, quindi se prima una nave dal Vietnam ci metteva quindici giorni ad arrivare nel Mar Adriatico, ora ce ne mette trenta”. Nella pratica, la circumnavigazione dell’Africa comporta un successivo attracco a Barcellona o a Las Palmas, e poi le navi madri si dirigono verso il Nord Europa, depositando la merce per diverse settimane su navi più piccole. “Ovviamente le compagnie marittime hanno anche chiesto un aumento dei noli mare – continua Massimiliano – perché si sobbarcano molte miglia in più rispetto a prima […] e chi paga per questi noli? A volte il trader, a volte il torrefattore. In futuro, naturalmente, una parte cospicua del costo graverà anche sui consumatori”. (Ndr. i noli mare sono i costi del trasporto di un container sul lato marittimo).

Ci sono dunque gravi complicazioni in tutto il settore di approvvigionamento di caffè crudo. Quanto sta accadendo porta i torrefattori a reperire il prodotto da altre origini come, e questo conduce inevitabilmente ad un incremento dei prezzi regionali. “Anche con il caffè che arriva dal Sud America stiamo riscontrando problematiche non indifferenti – interviene il responsabile Costumer Service di Pacorini – alcuni trader per compensare la mancanza di Robusta dal Vietnam hanno iniziato a importare caffè brasiliano, che quindi parte dal Brasile e aumenta il carico di pressione nel paese latino, sia da un punto di vista dello spazio disponibile nella nave sia del calo dei container vuoti, altro mercato che sta subendo gravi ripercussioni”.

La situazione italiana

Per l’Italia, le cose sono doppiamente più gravi, perché prima erano doppiamente favorevoli. “Quello che penalizza l’Italia dal punto di vista del Mar Adriatico – chiarisce Fabrizio Giri – è causato dalla complicazione dei porti: quando le navi transitavano per il Canale di Suez, facevano poi rotta verso Gioia Tauro (Ndr. Provincia di Reggio Calabria), o al massimo al Pireo […] da lì, le navi risalivano l’Adriatico o il Tirreno, adesso invece devono passare per Gibilterra e raramente fanno poi rotta verso l’Italia”. La situazione non migliora nemmeno per le regioni o le città che hanno fatto del caffè il loro leit motiv: sono in ritardo le consegne di Arabica e Robusta anche nel Nord Italia, sebbene lì le spedizioni doganali e le aziende di import-export possano fare affidamento su un sistema logistico collaudato ed efficiente. “Oggi la situazione nel Canale di Suez ha messo in crisi tutta la costa adriatica, penalizzando anche Venezia e Trieste – racconta il Socio Amministratore di Donelli Group – i terminal container di queste due città hanno registrato, solo nel mese di gennaio, il 30% in meno rispetto al 2023”.  

Molte aziende in tutto il mondo stanno cercando di fronteggiare la situazione per non subire ulteriori danni. Certo è, che la missione sembra quasi impossibile, perché la legge del causa-effetto si è riversata dal Canale di Suez nelle acque di tutto il mondo. Si stanno cercando alternative alla navigazione e alcune compagnie hanno anche provato a tracciare nuove rotte per collegare il mediterraneo al Canale, creando tragitti marittimi più brevi tra Asia ed Europa, ma senza successo. “Si è pensato di ovviare al problema ricorrendo alle ferrovie, ma l’intero settore import-export si è accorto subito che i costi sarebbero più che raddoppiati – conclude Massimiliano – noi di Pacorini purtroppo non possiamo fare altro che essere pronti e tenerci costantemente aggiornati in modo da pianificare in anticipo ogni movimento logistico, dalla nave che rischia di ritardare fino al preavviso dei camionisti che devono caricare e scaricare in tempo record non appena la merce arriva”.

Conclusioni

Non è possibile al momento aggiungere alcuna previsione o ipotesi sui sviluppi futuri. Il canale di Suez rimane pressoché bloccato, salvo alcune navi che, per motivi politici più o meno evidenti, passano. Tutti gli altri sono soggetti a un’incertezza ormai evidente, e si adattano come possono alle nuove rotte, anche se più costose e più lunghe. La possibilità di una risoluzione nel breve periodo non sembra all’ordine del giorno, e le supposizioni di chi si occupa del settore caffè non sono esattamente rosee. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi mesi, o con l’arrivo dell’estate, storicamente un periodo in cui tutto migliora o tutto peggiora…