Liquido

Presto berremo tutti caffè sintetico (forse)

Le ricerche suggeriscono che circa la metà del terreno coltivato con caffè diventerà inadatto a tale scopo entro il 2050, per colpa del cambiamento climatico. Vediamo meglio questa teoria

Il caffè costa tanto. Per molti, troppo. O meglio, è arrivato a dei prezzi fuori dalla norma, e le conseguenze sono già molto palpabili, sia da un punto di vista ambientale sia da un lato economico e politico. Per tutte queste ragioni, almeno una mezza dozzina di aziende stanno utilizzando la biotecnologia e la scienza alimentare per sostituire il caffè con qualcosa che ancora non è così vulnerabile al cambiamento climatico.

Questo pseudo-caffè può essere fatto da una varietà di ingredienti, tra cui ceci e rifiuti agricoli “upcycled“. Altri approcci utilizzano cellule coltivate in laboratorio da piante di caffè reali. Parliamo di aziende piuttosto famose, da Voyage Foods a Minus Coffee. Tutte queste realtà stanno lavorando alle cosiddette alternative “green” al caffè, cioè i “caffè senza chicchi”.

Se queste aziende riuscissero a raggiungere un pubblico più vasto, il caffè tradizionale diventerebbe sempre più scarso e costoso, e i consumatori su scala globale passerebbero a caffè più economici e vantaggiosi in termini di quantità e prezzo.

Il caffè beanless imita la struttura molecolare del caffè e aggiunge aromi

Questo caffè solubile sarebbe composto da una manciata di ingredienti fermentati e tostati, tra cui i semi Ramon, un particolare prodotto tradizionale del Sud America. La bevanda viene poi mescolata con il latte di avena e arricchito di aromi a noi già famigliari, come vaniglia o cioccolato. Alcune catene stanno pensando di aggiungere anche sentori alla curcuma o al cumino. Insomma, un po’ di tutto.

Per quanto riguarda il gusto, questo caffè dovrebbe risentire delle note di bassa acidità. Il principio scientifico con cui vengono preparati i caffè solubili si concentra dentro i bioreattori, fondamentalmente grandi contenitori d’acciaio, che sono stati utilizzati per decenni per fabbricare prodotti farmaceutici, cosmetici e additivi alimentari. Qualsiasi cellula vegetale può essere gestita attraverso un processo che rende possibile la sua crescita in un bioreattore…quindi, anche il caffè.

Oggi è possibile coltivare cellule da piante di caffè all’interno di un bioreattore e la polvere risultante, una volta tostata, ha molte delle caratteristiche del caffè. I ricercatori stanno anche lavorando su un processo simile per coltivare le cellule nelle piante di cacao che conferiscono al cioccolato il suo sapore distintivo.

Il prezzo del caffè e l’incerto avvenire

In definitiva, non c’è limite a ciò che può accadere alle cellule vegetali coltivate nei bioreattori. Questo non significa che questo processo sia magico o una soluzione rapida, poiché ogni pianta che si vuole coltivare in questo modo deve essere studiata individualmente e ha le sue esigenze.

Però, il prezzo del caffè tradizionale è salito a un punto tale che la soluzione più economica (e forse anche la migliore) è quella di guardare il problema da un’altra prospettiva, e invece che pensare a come far scendere il prezzo dei chicchi verdi, dedicarsi a nuovi orizzonti e sperimentare nuovi caffè. D’altronde, per essere qualcosa che non si è mai stati, bisogna fare qualcosa che non si è mai fatto.

In futuro, ad ogni modo, il più grande concorrente per il caffè beanless sarà ancora il caffè tradizionale, perché le tradizioni e i costumi sono duri a morire, ma il caffè senza chicchi si conquisterà presto un’ampia fetta di mercato, e avrà senza dubbio molti assi nella manica a suo favore.

Utilizzando la coltivazione delle piante “beanless” con caratteristiche simili a quelle del caffè tradizionale, si potrebbero creare piantagioni più resistenti e durature, in grado di gestire meglio gli sbalzi di temperatura e immuni alle malattie o ai funghi. Ci sarebbe anche la possibilità di creare un caffè geneticamente modificato, anche se è probabile che tali impianti subirebbero gli stessi problemi ambientali di oggi, sia in termini di utilizzo del suolo che di impatto delle emissioni del trasporto. Ne parleremo in un prossimo articolo!