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Perché i piccoli proprietari guadagnano meno dei produttori su larga scala?

Come si può risolvere il disequilibrio che esiste all'interno della filiera e che rischia di metterne a repentaglio, anno dopo anno, la sopravvivenza. Può il prezzo finale della tazzina aiutare a riportare il mercato sui binari giusti?

I produttori di caffè si trovano ad affrontare un numero crescente di sfide. L’accesso limitato (o totale mancanza) al capitale da collocare e ai servizi di formazione per investire nelle loro aziende agricole è sicuramente un ostacolo non indifferente, ma anche prezzi del caffè così eterei e l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione di caffè sono fattore che contribuiscono a “tagliare fuori” dal mercato chi non può permettersi costi maggiori di produzione.

Inoltre, l’incapacità del singolo contadino di aumentare la resa e la qualità di ciò che produce è sicuramente un’altra causa di esclusione da tutta una serie di mercati che permetterebbero un tornaconto economico più vantaggioso per i produttori. Poiché le aziende agricole più piccole vengono in genere tramandate di generazione in generazione, nel corso del tempo rischiano ridursi in termini di dimensioni ed entrate economiche. Inoltre, i margini di profitto più bassi e i costi di produzione più elevati aumentano la tensione finanziaria per ogni attore della filiera.

Infine, come colpo di grazia, per torrefattori e commercianti è più facile visitare le piantagioni di caffè già affermate perché sono spesso situate in punti più raggiungibili e hanno un capitale d’investimento in marketing, comunicazione e pubblicità che le aziende più piccole non possiedono. C’è anche un abisso sociale fra le grandi coltivazioni e quelle più limitate, poiché i proprietari delle prime hanno spesso a che fare con il grande pubblico, e sono quindi generalmente multilingue e istruiti, capaci di costruire relazioni a lungo termine e mantenere rapporti duraturi con visitatori e clienti. 

Non basterebbe pagare di più il caffè proveniente dalle aziende agricole più piccole?

Dato che i piccoli agricoltori in genere non hanno accesso a tante risorse quanto gli operatori di aziende di grandi dimensioni, pagare prezzi più alti per il loro caffè può sembrare una soluzione semplice. Tuttavia, il problema è ben più radicato e la soluzione più semplice non è la più facile. Per produrre un maggiore impatto sulla filiera del caffè, parliamo spesso di “caffè relazionale”, che è molto più olistico del semplice pagamento di prezzi più alti. Ma cos’è questo caffè relazionale?

Il termine si riferisce generalmente ai rapporti di lavoro tra torrefattori e produttori, rapporti che si sviluppano nel corso degli anni e che si basano anche su amicizie interpersonali. In quest’ottica, alzare il prezzo finale della tazzina non è la soluzione più corretta per la filiera e per i coltivatori. Questo perché, sebbene possa sembrare la soluzione più immediata, è l’intero approccio a dover subire un cambiamento radicale, a partire dal prodotto iniziale e da chi lo lavora, non solo da chi lo consuma. Alzare solo il prezzo della tazzina porta solo a una maggiore responsabilità per i locali e per gli esercenti, ma non interrompe il disequilibrio in cui riversa ora la filiera.

In se, non è sbagliata la pratica di alzare il valore della singola tazzina, ma bisogna guardare il conto economico del locale o del bar – interviene Roberto Marinig di Pura Vida Cafèinoltre, non sempre aumentare il prezzo del caffè aiuta il bar o l’attività di caffetteria, perché non è attraverso quei pochi centesimi in più che si fa la differenza per l’intera filiera”. E in effetti, sebbene siano in molti ad essere convinti che il caffè al bar, in Italia, abbia ancora un prezzo troppo basso, non è aumentando il costo della singola tazzina ad avvantaggiare il lavoro di milioni di persone nel mondo. Diciamolo con parole più semplici: far pagare il caffè 1,30€ o 1,50€ non dà alcun contributo né cambia la vita di chi lavora nelle piantagioni.

Comunicare con i consumatori

Se i consumatori avessero accesso a maggiori informazioni sulla catena di approvvigionamento, molti sarebbero più motivati ​​a pagare un prezzo “redditizio” per il caffè e per le giuste ragioni. Come industria, abbiamo il compito di rendere la sostenibilità, l’etica e il pagamento del giusto prezzo più facilmente digeribili per i consumatori. Inoltre, le certificazioni sono riuscite a farsi riconoscere come un requisito fondamentale per avere appeal sul pubblico, in quanto mostrano la volontà delle aziende a collaborare per un mondo più equo e attento alle tematiche ambientali/sociali. Essere riconoscibili, nonché certificati, significa in qualche modo “fare la cosa giusta” e questo passa anche attraverso la giusta comunicazione torrefattore-consumatore.