Liquido

I caffè infusi sono qui per restare

Le analisi di mercato rivelano che il caffè infuso ha un maggiore impatto sul prezzo, mentre il pubblico sembra sempre più convinto che questa tendenza sostituirà presto la tazzina d’espresso. Ma sarà vero?

Prima di addentrarci nel vivo della questione, occorre una premessa. I professionisti del caffè sono ancora divisi sulla definizione di caffè infuso. I metodi di preparazione, d’altronde, sono molto diversi e possono essere implementati nelle azienda, dopo la tostatura oppure in qualunque momento durante la lavorazione dei chicchi. Per l’appunto, la mancanza di definizione e trasparenza sul modo in cui viene aromatizzato il caffè ha recentemente causato così tanta tensione nel panorama dello specialty che molte competizioni hanno iniziato a vietare alcune tecniche di infusione. 

La tendenza è stata in realtà avviata dai produttori, a cominciare dal Costa Rica, e poi ripresa dai produttori colombiani che hanno guidato metodi sperimentali di co-fermentazione e coltura. Oggi, i produttori continuano a guidare la tendenza in risposta alla crescente domanda dei consumatori che vogliono provare qualcosa di nuovo, e ai torrefattori che cercano profili aromatici specifici.

La tendenza del caffè infuso, guidata dai produttori, a chi è utile?

Difficile a dirsi. A parte i rischi di fallimento (che però fanno parte dei gioco), l’elaborazione sperimentale del caffè infuso è uno sforzo innanzitutto di capitale, e poi anche di lavoro. Inoltre, siccome è un mercato in crescita ma non ancora del tutto affermato, le capacità di produzione che si riescono ad ottenere sono relativamente basse (per ora). I produttori hanno bisogno di accedere alle giuste infrastrutture e al tempo necessario per monitorare e controllare attentamente le variabili della fermentazione. Inoltre, anche la sperimentazione di nuove ricette comporta inevitabilmente il sacrificio delle ciliegie stesse di caffè. È semplice: più si sperimenta, più si spreca, inevitabilmente. In definitiva, i produttori che salgono sul treno dell’infusione necessitano di conoscenze avanzate sulla fermentazione e di un’elevata tolleranza al rischio finanziario.

I pro del caffè infuso, spiegati

Il caffè infuso ha potenziali benefici, a cominciare dai punteggi di valutazione. I profili aromatici degli infusi possono infatti aumentare il punteggio delle varietà di caffè; queste varietà di solito ottengono punteggi più bassi nella fascia dello specialty, ma sono più resistenti ai parassiti o al clima rispetto ad altre varietà con un punteggio elevato. I produttori possono anche utilizzare frutta, erbe aromatiche e altri ingredienti per la co-fermentazione, offrendo vantaggi ecologici ed economici per le loro aziende agricole.

Un altro vantaggio è il pubblico di riferimento. Siccome le crescenti novità nel mondo del caffè sembrano aver catturato una fascia più ampia della popolazione, la richiesta di sapori esotici e sperimentali tende a diminuire l’attenzione verso la qualità e il controllo delle norme, concentrandosi invece sui sentori e sui profili aromatici dei vari caffè infusi. Dopotutto, se siamo concentrati a gustarci un caffè dal profilo ancora quasi del tutto sconosciuto, ci interesserà poco della provenienza o della sperimentazione che c’è dietro, ma saremo invece catturati dall’inebriante sapore dell’innovazione e della ricercatezza che c’è dietro la tazza.

I caffè infusi potrebbero durare più a lungo del previsto

I primi ad adottare la tendenza dell’infusione sono stati principalmente il Medio Oriente, la Cina, la Corea del Sud e, in misura minore, Taiwan e il Giappone. In quest’ultimo, per esempio, è diventato popolare il “coffbucha”, una miscela tradizionale di kombucha asiatico e caffè. I sapori creati dai processi di fermentazione tendono ad attrarre i consumatori asiatici e coloro che trovano il caffè convenzionale troppo amaro. Nell’Asia continentale, dove il pubblico si è avvicinato molto alle vending machine, le persone sono più propense a barattare un po’ di equilibrio e pulizia con note fermentate forti, molti nordamericani considerano questi sapori sperimentali troppo aspri e tendono ad essere più orientati al valore o alla dolcezza del prodotto quando acquistano caffè specialty

E in Europa? L’Europa si sta facendo patriarca della tendenza all’innovazione, e sta quindi espandendo rapidamente i mercati per il caffè lavorato sperimentalmente. Anche se gli acquirenti potrebbero acquistare solo piccoli volumi di questi caffè, la domanda si è creata rapidamente e non accenna a diminuire. Alcuni marchi stanno aggiungendo piccole quantità di caffè infusi alle loro miscele nel tentativo di abbellire i loro profili aromatici a un costo inferiore e soddisfare allo stesso tempo la domanda dei clienti. Sotto certi punti di vista, il mercato europeo delle infusioni è il selvaggio West, con la sua opacità unita alla mancanza di costi e di standard di qualità percepibili dai consumatori, si tratta ancora di una terra inesplorata dove vale il detto “chi primo arriva meglio alloggia”. Resta quindi da vedere se gli europei continueranno a giudicare i caffè sperimentali e infusi come degni di un prezzo più elevato o il mercato concorrenziale stroncherà sul nascere questa tendenza.