Mercato

I torrefattori in Europa lavorano in un mercato complesso e frammentato, ma in crescita

La diversità delle singole culture di caffè in Europa ha creato un mercato frammentato e dinamico, poco conforme alle tradizioni. Ma ci sono anche torrefazioni bicentenarie

Storicamente, le più grandi torrefazioni vedono la loro nascita in Europa. Illycaffè e Lavazza in Italia, per esempio, ma anche Douwe Egberts nei Paesi Bassi, Beyers ad Anversa nel 1880…e la lista continua. E in effetti l’Europa, con i suoi diversi scenari culturali, offre al consumo di caffè milioni di sacchi annuali, insieme ad un significativo aumento d’importazioni dal Brasile dopo lo scoppio della rivolta Houthi nel Mar Rosso.

Analogamente, la recente nascita di tante micro-torrefazioni in Europa dipinge un quadro dove l’aumento dei consumi e la ricerca sempre maggiore di trend e tendenze si scontra con le gravi difficoltà dei torrefattori di espandersi a macchia d’olio sul continente. Che si tratti di catene europee con l’ambizione del franchising o di torrefattori alle prime armi, le opzioni di vendita sono così tante che spesso fanno fatica ad emergere o sfondare nel settore. Infine, molte roastery si identificano in trend locali e di nicchia, aprendo vie più o meno valide anche al mondo dello specialty. In molti paesi del Nord Europa sono diventate famose le “torrefazioni di caffè di terza ondata“, con concept innovativi e di tendenza. La Scandinavia ha infatti contribuito a creare la cultura del caffè filtro moderno, tecnica ancora poco apprezzata in Italia. Allo stesso modo, molte città nel Regno Unito vantano una forte scena di caffè specialty. Insomma, il caffè in europa ha tante forme, tendenze, sfumature e usanze diverse.

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Frammenti d’identità

I torrefattori sono ovviamente esseri umani, si evolvono quindi con un senso di identità culturale che, nella maggior parte dei casi, riflette la loro provenienza. Questo può rendere difficile l’introduzione in una torrefazione di un caffè in cui i consumatori non s’identificano. La mancata conformità dei singoli torrefattori potrebbe essere la risposta (frose non così efficace) ai competitor oltreoceano. Negli Stati Uniti, infatti, l’espansione regionale ha molte meno barriere culturali e le aziende ricevono un accesso relativamente facile all’intera popolazione del paese.

Barriere, normative, problemi

La lingua è sicuramente una problematica non indifferente. La differenti lingue europee richiedono un approccio diverso per espandersi tra paesi confinanti e non. Infatti, l’accesso di un torrefattore in un mercato diverso e la sua l‘eventuale ascesa internazionale sono processi ancora molto complessi, che si scontrano con tradizioni diverse. In definitiva, la natura frammentata del mercato del caffè europeo non è solo una sfida verso un pubblico diversificato, ma una vera e propria impresa fatta di differenze operative molto costose.

Inoltre, la frammentazione culturale si riversa anche nelle normative. Le aliquote IVA, le accise e altri aspetti fiscali variano da un paese all’altro, incidendo molto sulla pianificazione finanziaria dei torrefattori specialty. Ultimo tassello che ancora diversifica molto l’intero settore: le normative ambientali.Il nuovo EUDR dovrebbe stabilire delle regole conformi a tutto il territorio circa la deforestazione, ma in molti parlano già di ritardi e complicanze date da una moltitudine di realtà aziendali con modalità e risorse diverse.

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Ma questa è solo la punta dell’iceberg della questione europea. Il panorama normativo del caffè è appesantito da dinamiche che pongono importanti sfide per chiunque si approcci a questo mercato. Tuttavia, quello europeo è ancora il più importante punto di import-export di caffè del mondo, e vanta la più antica storia di commercio internazionale.